{"id":222,"date":"2022-03-26T20:34:47","date_gmt":"2022-03-26T20:34:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=222"},"modified":"2022-08-01T19:14:11","modified_gmt":"2022-08-01T19:14:11","slug":"bugie","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=222","title":{"rendered":"bugie"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"222\" class=\"elementor elementor-222\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-16b2fde elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"16b2fde\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-93fe363\" data-id=\"93fe363\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6188ac9 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"6188ac9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Bugie piene di zucchero<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-eb70059 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"eb70059\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-625ed88\" data-id=\"625ed88\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-53915db elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"53915db\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"733\" height=\"733\" src=\"https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7-foto-Bugie-piene-di-zucchero.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-228\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7-foto-Bugie-piene-di-zucchero.jpg 733w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7-foto-Bugie-piene-di-zucchero-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/7-foto-Bugie-piene-di-zucchero-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 733px) 100vw, 733px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ad5004d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ad5004d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>C\u2019era una volta una fabbrica e c\u2019era una volta un marito volenteroso, sano e forte. E\u2019 l\u00ec che Anna e Marco si conoscono e legano fino al giorno in cui lo stabilimento dove entrambi lavorano fallisce e chiude. Lui muore in un incidente stradale a distanza di poche settimane e lei, 35 anni da compiere all\u2019indomani del giorno del funerale, che vede i ceri da cimitero, e non le candele, sulla sua torta funebre. Vedova e disoccupata, si ritrova \u00abil mondo addosso e due bambini da crescere da sola, sola peggio di un cane, dall\u2019oggi al domani, che tutto attorno a te diventa atroce in un istante. Le rate della casa da pagare appena iniziate, le pulizie nelle case e l\u2019assistenza notturna a un anziano scorbutico un po\u2019 maiale, che non sono sufficienti a coprire le spese di mese in mese\u00bb. Tossisce ripetutamente la mia intervistata, finendo la sigaretta, e la gomma da masticare in bocca per non accenderne una dopo l\u2019altra, riprendendo a parlare della sua vita attuale senza ombra di emozione nella voce.<br>\u00abCome se non bastasse, il ristorante che mi ha assunta taglia il personale. I proprietari per\u00f2 sanno della mia situazione e decidono di tenere me il sabato a cena, a pranzo la domenica. Ma il vecchio che accudisco decide che la romena \u00e8 pi\u00f9 brava a lavargli la schiena e fargli una vertenza. Lavoretti che non ti garantiscono il saldo delle bollette e la compagnia telefonica che non ci mette molto a staccare il servizio con i tuoi figli sempre pronti a lamentarsi, e rimproverarti, che non capisci. Che senza Internet non possono fare niente: le ricerche e i compiti. Mamma perch\u00e9 non l\u2019hai pagata? Come faccio a studiare? A scaricare la musica e a sentire i miei amici? Loro vorrebbero farmi credere, per rimproverami la mancanza di certezze dopo la perdita del padre\u00bb. Anna pensa, riflette e cerca intanto che lascia <i>curricula<\/i> nei negozi, sostiene colloqui, frequenta corsi di inserimento nel mondo del lavoro anche se, per accedere ai tirocini, devi avere massimo 29 anni e al titolare non conviene \u201carruolarti\u201d. Si rivolge al Centro per l\u2019impiego dove le spiegano che non pu\u00f2 usufruire dei bonus occupazionali per chi assume donne under cinquanta compiuti e cos\u00ec, lei mi spiega a sua volta, \u00abtu prendi e batti senza avere nessuna formazione alle tue spalle\u00bb.<\/p>\n<p>Una donna, Anna, la prima intervistata, l\u2019unica che continuo a sentire in occasione delle feste, cosciente di non essere fisicamente bella e libera da impegni familiari per poter fare la ballerina di <i>lap dance<\/i> nei locali notturni. La figurante di sala o la ragazza da spettacolo nei migliori club privati italiani, con alloggio e driver gratuiti, e i guadagni che possono arrivare a 3.000 euro al mese facendo gli spettacoli in privato da dieci minuti. Una donna, una come Anna, che non lo pu\u00f2 avere un <i>composit<\/i> fotografico, realizzato da qualche fotografo amatoriale in cambio delle tue pose per il suo portfolio personale, da inoltrare alle agenzie che ingaggiano anche donne mature, non pi\u00f9 giovani, piacenti e disinibite. La disperazione, Dio per\u00f2 esiste, la vede e un po\u2019 provvede. Anna, pochi giorni dopo aver provato la vita sulla strada, conosce una vecchietta, \u00abvedova lei pure senza pi\u00f9 un marito disertore\u00bb, che vive con due gatti grossi come maiali, \u00abnon escono mai\u00bb, e che ogni mese prende una pensione non lorda come quelli. L\u2019anziana signora non ci deve dormire sopra per convincersi di fare una buona azione e l\u2019indomani, nell\u2019arco di una chiacchierata disperata da entrambe le parti contraenti, si convince a lasciarle quella stanzetta inclusiva di un bagnetto messo male per 300 euro al mese che, nel giro di una settimana, diventa una imperfetta casa di tolleranza aperta nei giorni feriali: <br>\u00abMai a Natale, Pasqua, Pasquetta o di domenica\u00bb.<br>Anna toglie le foto, i centrini all\u2019uncinetto realizzati \u00abquando ancora la padrona di casa ci vedeva\u00bb, rimuove il crocifisso sgargiante per non ricordare il comandamento numero nove ai suoi clienti. Pratica, la rimette a nuovo portando qualcosa da casa, frugando nei quartieri alti su consiglio della vecchietta che, sveglia, le suggerisce di spacciarla per la madre. Di dire che ha l\u2019Alzheimer putacaso a qualcuno fosse venuto in mente di passare senza prima annunciarsi, \u00abgli avventati\u00bb.<br>La ricordo centimetro per centimetro la stanza dell\u2019amore marcio. Un letto andato, caparbio a stare in piedi, facilitato dalla tipologia di rapporto in prevalenza consumato. Un comodino troppo piccolo per tenerci le cose dentro e un armadio dalle ante difettose che, ogni tanto, cadevano all\u2019improvviso facendo un tonfo dell\u2019inferno. Una camera fredda e vuota al primo impatto, ma professionalmente fornita di fazzolettini profumati, preservativi, oli speciali \u00abperch\u00e9 col tempo impari a specializzarti\u00bb aveva assicurato. Dentro la stanza subaffittata da Anna, scarsamente illuminata per via di un avvolgibile bloccato mai riparato, ricordo la cassapanca rivestita con la carta adesiva dei fumetti anni \u201950 dove tenere, tenendoceli ancora, gli \u00ababitini presi al negozio dei cinesi\u00bb insieme alle riviste porno lasciate da un cliente la prima volta che era stato a trovarla. \u00abPer quando impiegano tempo. A certi capita di avere un blocco\u00bb. Nell\u2019armadietto azzurro in bagno, e sopra attaccate le figurine sbiadite dei calciatori vincenti anni \u201970, i medicinali, i rossetti, le matite e gli ombretti dai colori sgargianti per mascherarsi, e non potersi riconoscere, volendo un domani accusarsi. Nel bagnetto c\u2019erano anche un accappatoio, un asciugacapelli preso con i punti della spesa in aggiunta ad una piccola differenza che lei, controvoglia, aveva dovuto fare e un collutorio alla menta per bruciare la sensazione dell\u2019ultimo pene in bocca. Serrata all\u2019inizio, aveva imparato ad essere \u00abpi\u00f9 aperta\u00bb tra una prestazione forzata e l\u2019altra, per la paura di tornare a casa a mani vuote:<br>\u00abDi non avere i soldi per il pane, il latte o la ricarica ai telefoni dei ragazzi \u00e8 successo ed \u00e8 brutto, mortificante\u00bb.<br>E poi c\u2019erano le cose che vedi nei bagni comuni. Una cuffia plastificata per non bagnare i capelli contrassegnati da una ricrescita male assortita ai suoi capelli neri. Le infradito maculate orrende in omaggio a una rivista che leggeva sua figlia, \u00abio non butto niente, tutto serve lo so bene\u00bb mi aveva ammonita, uno specchio quadrato attaccato al muro con un chiodo leggero messo alla peggio. In vista, un set di asciugamani in crespo cotone che lei preferiva non utilizzare, trovando pi\u00f9 igienico i rotoli di carta, offerti dall\u2019anziana signora alla consegna del primo affitto. In cambio aveva ricevuto un portachiavi portafortuna a forma di civetta realizzata interamente in stoffa unta di olio di girasoli. \u00abImpasta dolci in continuazione. Ha tanti nipoti e quattro figli tirati su senza l\u2019aiuto di nessuno\u00bb, mi aveva raccontato a proposito dell\u2019affittacamere. La doccia provvista di acqua calda da usare con cautela, un tappetino antiscivolo grigio infeltrito, un paio di bagnoschiuma al cocco nel formato convenienza da un litro. Le saponette alla frutta nel cestino confezionato da scartare, gli altri prodotti di sottomarca e infine una tendina bianca per nascondere la muffa sul muro. \u00abCerte volte penso di doverlo rendere pi\u00f9 decente questo posto. Vorrei imbiancare le pareti, fare spazio, abbellirla. Solo che la proprietaria mette il muso come un bambino ad ogni cosa che chiedo\u00bb era insorta, e i numerosi peluche ricevuti insieme alle scatole di cioccolatini assortiti prossimi alla scadenza, che bastavano a dare un po\u2019 di tono spento all\u2019ambiente misero. Perch\u00e9 i suoi frequentatori non erano di quelli che si potevano permettere gadget di valore, oltre ai prezzi bassi che lei stava a proporre, disposta inoltre a riabbassare le tariffe base del listino. Comuni, non ricchi e tecnologicamente arretrati in merito al fiorente mercato del sesso virtuale, dopo averla abbordata al telefono, e consumato il rapporto accordato presso l\u2019abitazione privata, in macchina i pi\u00f9 circospetti di loro, nessuno le chiedeva di essere accompagnato in qualche viaggio di lavoro. Per quello, c\u2019erano le escort, pure i muri lo sapevano. Nei festivi, specie le domeniche, restavano in famiglia. Come gli utenti delle chat, le portavano fuori. Il cinema scadente, il parco, qualche volta per fortuna anche i nonni, il circo ahim\u00e8 con gli animali e, <i>dulcis in fundo<\/i>, la pasticceria che si accompagna bene al caff\u00e8 corretto, prima di allungarsi da soli sul divano e fantasticare su Anna \u00abe il cazzo duro\u00bb ripetendo le parole scortesi di quelli pi\u00f9 maleducati.<br>\u00abMia tu mi chiedi che aspetto hanno gli uomini che pagano. Belli, brutti, bassi, alti e magri, o grassi, io non ci bado. Fisso la punta delle scarpe ai loro piedi e, tra tante preoccupazioni, dimentico sempre di prendere un tappeto morbido per poggiare le ginocchia mentre lavoro e prego Dio di non dovermi pi\u00f9 piegare un domani a fare quello che da me vogliono. \u00abUn bel pompino\u00bb. \u00abSucchiami l\u2019uccello\u00bb. \u00abLeccami il cazzo\u00bb. \u2013 In quel modo sentiva l\u2019odore delle loro calzette surriscaldate. \u2013 <br>Maschi con i buchi sui calzini, tra quaranta e i sessantacinque anni, i consumatori di Anna che passavano dal luned\u00ec al venerd\u00ec davanti quella palazzina degradata dove, in compenso, restava semplice parcheggiare dovendo fare una visita veloce. Cos\u00ec dicevano cercandola alla seconda carta sim attivata e lei che confermava gli orari delle pulizie negli appartamenti prima che fosse scesa la sera, il buio fitto, quando rispondeva in presenza di altre persone o dei suoi figli. Sesso orale nella maggior parte dei casi per un guadagno giornaliero pari a cento, centoventi euro, che loro maturavano volentieri anche per la tranquillit\u00e0 del posto e una vecchietta che si dilettava a preparare ciambelloni soffici, e altri dolci privi di conservanti, per quei ragazzi che pensavano che la loro mamma, nel caso in cui non fosse rincasata, era perch\u00e9 la donna accudita aveva avuto un malore ed era bene non lasciarla da sola durante la notte. \u00abMa sono pochi quelli che incontro dopocena. Ho paura a prendere i mezzi. Questa \u00e8 una zona di periferia famosa per lo spaccio\u00bb, continuando a parlarmi Anna con la tranquillit\u00e0 di chi si \u00e8 rassegnata. \u00abDevo recuperare i giorni che ho i ragazzi influenzati, che c\u2019\u00e8 una pratica da sbrigare in banca o i colloqui con gli insegnanti. E come si \u00e8 fatto giorno, pure se non ho chiuso occhio tutta la notte, corro a casa a preparare la colazione, e i dolci che lei continua a mandare infiocchettati sulla tavola\u00bb, forse sentendosi l\u2019anziana signora in colpa per aiutare la loro mamma a dire le bugie di zucchero. \u00abHo provato sulla strada e rinunciato in partenza dopo che un\u2019altra disgraziata \u00e8 stata picchiata. C\u2019\u00e8 chi vuole diventare il tuo uomo, magari per non pagare, e allora devi rimettere la fede al dito lasciata da quel giorno sotto il cuscino del suo lato e che tu, messa alle strette, hai pensato di rivendere. Riempi il frigo un mese quando non ti lascia scappare le offerte 3 x 2 al negozio\u00bb. <br>E Anna, non inscenava storie, obbediva e li accontentava perch\u00e9 si era adeguata alla sua nuova vita: \u00abTi abitui a tutto alla fine. \u00c8 solo questione di tempo. E con 1.300 euro, 1.400 al mese, le merendine risparmiate, ti puoi permettere anche il lusso di riprendere a fumare. Di prenderti un cancro nel peggiore dei casi o di ingiallirti i denti nel migliore dei mali. Riesci a farcela senza lambiccarti pi\u00f9 il cervello. A prendertela con tuo marito che ti ha lasciata in mezzo alla strada pur avendoti promesso che, su di lui, avresti potuto contare, in salute e malattia\u00bb, finch\u00e9 la morte non li aveva separati non riuscendo per\u00f2 lei a lasciarlo andare:<br>\u00abParlo con lui quando i ragazzi non sono in casa per spiegargli che non ho scelta, lo devo fare, e rinuncio ai clienti raggiunto l\u2019indispensabile a vivere\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c860468 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c860468\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d3ee62d\" data-id=\"d3ee62d\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-87360e6 elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"87360e6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=339\" id=\"home\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"far fa-arrow-alt-circle-left\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">elenco post<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bugie piene di zucchero C\u2019era una volta una fabbrica e c\u2019era una volta un marito volenteroso, sano e forte. E\u2019 l\u00ec che Anna e Marco si conoscono e legano fino al giorno in cui lo stabilimento dove entrambi lavorano fallisce e chiude. Lui muore in un incidente stradale a distanza di poche settimane e lei, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"elementor_canvas","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-222","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/222","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=222"}],"version-history":[{"count":32,"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/222\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":610,"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/222\/revisions\/610"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mariabell.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=222"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}