{"id":690,"date":"2023-09-05T08:14:59","date_gmt":"2023-09-05T08:14:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=690"},"modified":"2023-09-05T08:17:34","modified_gmt":"2023-09-05T08:17:34","slug":"bugie-copy","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=690","title":{"rendered":"bugie &#8211; Copy"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"690\" class=\"elementor elementor-690\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-16b2fde elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"16b2fde\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-93fe363\" data-id=\"93fe363\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6188ac9 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"6188ac9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Intervista a Maria Bellucci<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-eb70059 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"eb70059\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-625ed88\" data-id=\"625ed88\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-53915db elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"53915db\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria-768x1024.jpg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large wp-image-692\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.mariabell.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/foto-intervista-maria.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ad5004d elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ad5004d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Com\u2019\u00e8 cambiato il mestiere pi\u00f9 antico del mondo al tempo di internet? Lo racconta Maria Bellucci nel suo \u201cL\u2019incantatrice di numeri\u201d, un libro che fornisce una panoramica sulle nuove tendenze e sulle figure professionali, spesso celate dietro denominazioni elusive, che offrono sesso a pagamento in rete. Ne parliamo con l\u2019autrice.<\/p><p><strong>Come \u00e8 nata l\u2019idea di questo libro?<\/strong><br \/>L\u2019idea del libro nasce in seguito ad un\u2019inchiesta sulle offerte di lavoro caricate in rete. Nello specifico, annunci di casting e selezioni inerenti al mondo dello spettacolo e degli eventi pi\u00f9 in generale. Durante gli studi universitari mi \u00e8 capitato di collaborare con agenzie del settore e, in certe occasioni, percepire le altre situazioni che possono nascondersi dietro parole come attrice, hostess, ragazza immagine\u2026<\/p><p><strong>L\u2019incantatrice di numeri. Perch\u00e9 questo titolo?<\/strong><br \/>Il titolo fa riferimento a Ada Lovelace, figlia del poeta Byron. I suoi studi sono stati fondamentali per la storia del computer ed io, nella mia inchiesta in parte virtuale, ho trovato un nesso pensando cos\u00ec di menzionare la prima programmatrice della storia dell\u2019informatica.<\/p><p><strong>La protagonista del romanzo \u00e8 una ragazza di nome Mia. Possiamo tracciarne un profilo psicologico?<\/strong><br \/>La protagonista principale, in verit\u00e0, \u00e8 nata in un secondo momento. All\u2019inizio ero pi\u00f9 interessata a raccontare le storie delle donne che, per un motivo o l\u2019altro, si prostituiscono chiarendo lo <em>slang <\/em>del sesso in vendita <em>online<\/em> e i nuovi appellativi guardando alle figure sul mercato. In seguito, ho pensato il personaggio di Mia. Una donna giovane e forte segnata da un\u2019esperienza traumatica che la pu\u00f2 accomunare a tutte quelle persone che nascondono ferite sottopelle e per questo, doppiamente dolorose.<\/p><p><strong>Qual \u00e8 il significato dell\u2019episodio iniziale, le due bambine attirate da un adulto con una scusa nel garage, nell\u2019economia del romanzo?<\/strong><br \/>Il significato del prologo \u00e8 la chiave di lettura di tutte le scelte della protagonista. Delle sue azioni, perch\u00e9 ognuno di noi \u00e8 la somma di quello che ci accade e, dinanzi ad una cosa brutta, abbiamo due sole scelte: subirne gli effetti per tutta la vita o reagire facendo, di quella ferita, un\u2019arma con il manico del coltello dalla propria parte in futuro.<\/p><p><strong>Il tuo romanzo \u00e8 anche un\u2019inchiesta sul mondo della prostituzione vecchia e nuova. Cosa ne emerge?<\/strong><br \/>La necessit\u00e0 di revisionare la legge Merlin che, tuttora, regola la questione nel nostro Paese. Anzi, a tal proposito, possiamo forse parlare di vuoto legislativo considerando una legge del\u201958 (che vieta ogni luogo chiuso dove si esercita la prostituzione) nell\u2019epoca delle case di tolleranza virtuali. Si guardi alla diffusa e capillare vendita di prestazioni erotiche e sessuali tramite annunci e inserzioni dietro la libera attivit\u00e0 editoriale su Internet.<\/p><p><strong>Si pu\u00f2 dire che la Legge Merlin abbia fatto il suo tempo?<\/strong><br \/>S\u00ec, specie perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un elemento remunerativo pure quando il rapporto consumato tra le parti contraenti si avvale dell\u2019utilizzo di una webcam senza incontrarsi necessariamente in un luogo fisico. Che, ovviamente, spesso e volentieri, avviene dopo.<\/p><p><strong>Nel tuo libro intervisti una serie di donne che vendono il proprio corpo. Non tutte lo fanno per lo stesso motivo. Puoi elencare le diverse motivazioni che hai rilevato alla base di queste scelte?<\/strong><br \/>\u00c8 la ragione per cui, nel libro, distinguo puttane, prostitute e prestate. Sul mio sito, <a href=\"http:\/\/www.mariabell.it\">www.mariabell.it<\/a>, attraverso parti di interviste alle donne protagoniste delle interviste, chiarisco le diverse motivazioni attraverso l\u2019utilizzo dei tre termini da me adottati. Perch\u00e9, quando si affronta la questione della prostituzione, si cade in clich\u00e9 e generalizzazioni ma va ricordato che, se da una parte c\u2019\u00e8 chi \u00e8 realmente costretta esercitando una prostituzione coatta, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 anche chi, al contrario, fa una scelta ben ponderata e del tutto spontanea \u201coffrendo\u201d il proprio corpo in vista di vantaggi di natura economica e sociale. Le motivazioni si possono ricondurre alla fame ma anche all\u2019avidit\u00e0 e alla fama. Fame e fama, due parole che racchiudono motivazioni opposte per confondere puttane e disgraziate.<\/p><p><strong>Parli di varie figure presenti sul web, vuoi darci una panoramica?<\/strong><br \/>Rispondo traendo direttamente un estratto dal mio libro:\u2026 <em>All\u2019origine della mia inchiesta ero disorientata da tutto il materiale sui giri di prostituzione in sordina: studentesse, gattemorte non belle e anonime, assistenti personali aperte di mente, camgirl e cam-stripper dette pure webgirl o webcam-girl, e wing woman (accompagnatrici) meglio a dirsi escort quando non si limitavano a fungere da spalla agli uomini che le affittavano per ore se non per giorni interi. E poi c\u2019erano le attrici di cinema e teatro, le hostess per gli eventi di spicco, e tutte le candidate per lo spettacolo e la televisione generalista pi\u00f9 in generale, fino ad arrivare alle \u201ccacciatrici di diamanti\u201d dei Paesi post-sovietici che, a caccia di uomini occidentali sprovveduti, quando non mascalzoni, si definivano guide turistiche nelle loro offerte all\u2019interno della casa di tolleranza (virtuale) pi\u00f9 grande, sconfinata, da ogni parte del mondo accessibile tramite Internet. E se la mia attenzione si focalizzava sulle ultime disgraziate finite sulle strade, \u201cfrontaiole\u201d quando preferivano superare la crisi, mantenere il vecchio tenore di vita, facendo il mestiere nella dolce confinante Suisse, non potevo ignorare le intrattenitrici di sala, ieri chiamate entra\u00eeneuse, oggi tavoline\u2026<\/em><\/p><p><strong>Cosa pensi di Onlifans, il social network balzato agli onori delle cronache dove giovani donne decidono di fare impresa vendendo la propria intimit\u00e0 ma senza uscire dai confini del virtuale?<\/strong><br \/>Quando ho iniziato a scrivere <em>L\u2019incantatrice di numeri<\/em>, indagando anche siti e portali facsimili, OnlyFans non era un social network cos\u00ec diffuso. I profili delle donne e delle ragazze iscritte offrono ogni genere di contenuto audiovisivo ma, a \u201csbirciare\u201d i materiali audiovisivi condivisi, i corpi fanno pi\u00f9 da contenitori che da contenuti e di certo, non sono pioniere in questo. Molte usano app \u201camichevoli\u201d, siti ad hoc, per offrire gli stessi servizi gi\u00e0 da molto tempo prima dell\u2019avvento della piattaforma in auge.<\/p><p><strong>Parlaci di te. Chi \u00e8 Maria Bellucci e cosa fa?<\/strong><br \/>Sono una persona irrequieta e profonda. Ma \u00e8 sempre difficile dare una risposta circa se stessi. Per definire chi siamo non basta dire cosa facciamo. Credo invece che, per farsi un\u2019idea reale delle persone, la domanda sia piuttosto: cosa ti piace fare? E a me, piace scrivere, perch\u00e9 sono una che scava le cose, \u201csmonta\u201d le situazioni e si fa un\u2019idea di quello che le accade attorno da s\u00e9 senza condizionamenti esterni o, influenze di sorta. Il romanzo, che tratta la prostituzione, ne \u00e8 un esempio. Raccontando la vulnerabilit\u00e0 degli uomini che ricorrono a certi servizi, di donne e ragazze che sanno in qualche modo assuefarli, dico anche della loro debolezza. Del sesso forte in mano al sesso debole, offrendo una chiave di lettura diversa del fenomeno.<\/p><p><strong>Hai altri progetti in cantiere?<\/strong><br \/>S\u00ec, una narrazione femminile sul mondo del lavoro che, quando si riduce ad essere soltanto un\u2019occupazione, sottrae felicit\u00e0 alle persone ed \u00e8 per questo che ho sentito il bisogno di dire che, quello che noi facciamo, non sempre racconta chi realmente siamo. Si parla poco di identit\u00e0 professionale. Di diritto all\u2019identit\u00e0 personale attraverso la possibilit\u00e0 di fare un lavoro che ci piace.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c860468 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c860468\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d3ee62d\" data-id=\"d3ee62d\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8af9124 elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"8af9124\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/www.mariabell.it\/?page_id=316\" id=\"home\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"far fa-arrow-alt-circle-left\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">home<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Maria Bellucci Com\u2019\u00e8 cambiato il mestiere pi\u00f9 antico del mondo al tempo di internet? 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